Nasce SLI3: dove andremo a finire?
La casa leader nella produzione di schede video (insieme ad ATI, chiaramente) sta pubblicizzando un nuovo modello di mainboard nForce: il 780i.
Guardando le prestazioni, c’è da rimanere stupiti e perplessi: tecnologia PCIExpress 2.0 e SLI a 3 vie (ovvero la possibilità di connettere in elaborazione parallela fino a tre schede video), il tutto per la generazione di ben 90 miliardi di poligoni al secondo.
Il perché si rimanga stupiti è chiaro.
Il perché si rimanga perplessi, secondo me, è questo: non sarebbe forse ora di rallentare con lo sviluppo quasi esponenziale della potenza hardware e pensare a sviluppare codice più ottimizzato ed efficiente? Il fatto è che facciamo girare sui pc di casa videogiochi dalla grafica eccezionale, è vero, ma le risorse richieste non crescono nello stesso modo rispetto alla grafica imposta (per intenderci, i requisiti ottimali della macchina, per giocare al massimo della risoluzione e del dettaglio, crescono più velocemente della “bontà grafica” di un videogioco).
Per non parlare dei consumi di elettricità: se fino a pochi anni fa bastava un alimentatore a 350W, su un mostro digitale attuale (con 4 processori a 3 GHz e 3 schede video 8800 o equivalenti) ce ne vanno almeno il doppio. E per chi lo usa tre, quattro ore al giorno si inizia a sentire la differenza.
Per chiudere, una piccola riflessione: nel 1948, il computer che la NASA utilizzò nelle missioni Apollo (ovvero per portare l’uomo sulla Luna), era un IBM SSEC, che poteva eseguire la bellezza di 3.500 addizioni al secondo.
Venerdì 21 Dicembre 2007 a 21:15
Si mettessero a rimpicciolire le schede, a farle andare meglio, a consumare meno. Ormai le schede video sono più potenti di supercomputer di 10 anni fa, basta, cosa volete vedere, il pelo del naso del mostro del gioco? Mah. Poi 90 miliardi di poligoni al secondo…quanti sono?
Sabato 22 Dicembre 2007 a 09:19
Come già ribadisco nell’articolo, sono pienamente d’accordo con te, sonoffree.
La cosa che dovrebbe fare riflettere è che le tecnologie già ci sono, ma nessuno vuole investirci perché per il momento il mercato consuma tutto quello che viene prodotto, e ne chiede sempre più.